I primi computer mi sembravano animati da qualcosa di magico e, come davanti a un prestigiatore, non mi bastava guardare: volevo sapere come funzionava. Quella curiosità non è mai passata.
Il mio primo impiego è del 2004, subito dopo il diploma di perito informatico, in una grande organizzazione con un’infrastruttura tecnologicamente avanzata: reti e datacenter, virtualizzazione, sviluppo e coding. Vi ho lavorato tredici anni, ed è in quel periodo che si sono formate le mie basi: mettendo in pratica la teoria su molte tecnologie diverse e confrontando ogni scelta con ciò che il mercato offriva e chiedeva.
Su un binario parallelo, fin da quei primi anni mi sono occupato di protezione dei dati personali, quando la materia era ancora il Codice Privacy del 2003. Con l’arrivo del GDPR e l’estensione della conformità a nuovi ambiti e normative, quel terreno si è saldato alla sicurezza informatica: proteggere i dati è insieme un obbligo di legge e un problema tecnico, e va affrontato su entrambi i fronti.
La prova sul campo è arrivata con i ransomware. Dal 2015 oltre 5000 persone si sono rivolte a me dopo un attacco: privati, aziende, studi legali e agenzie di ogni genere, in gran parte attraverso il mio blog marcuz.it. Sono stato fra i primi in Italia a studiare pubblicamente quel fenomeno e ad aiutare chi ne era colpito, quando ancora se ne parlava poco.
Il blog è rimasto indipendente, nonostante le offerte ricevute negli anni. Da quel lavoro sono arrivate le richieste dei media e, nel 2018, la spinta a fondare Dottor Marc S.r.l., l’azienda veronese che guido come CEO: oggi è un riferimento in Italia su risposta agli incidenti, prevenzione e conformità, certificata ISO 9001 e ISO/IEC 27001.
Dalla stessa esigenza di rendere comprensibile la sicurezza informatica è nato nel 2022 Il Tuo Amico Hacker, il libro scritto con il mio socio in Dottor Marc, Claudio Marchesini.
Il mio lavoro non si esaurisce nell’analisi: ideo, progetto e realizzo soluzioni su misura per problemi concreti di sicurezza, integrando l’intelligenza artificiale. Quanto emerge da questo lavoro non resta in un report: le vulnerabilità che individuo nei software di terze parti le segnalo a chi li sviluppa e diventano pubbliche solo dopo la correzione.
Accanto a imprese e pubbliche amministrazioni non ho mai smesso di assistere le singole persone: quando l’attacco colpisce una di loro non fa notizia, ma ne cambia la vita. E le conseguenze raramente restano confinate alla sfera privata della vittima, perché da un account personale si raggiunge l’azienda in cui lavora.
La domanda è rimasta quella di allora: come funziona davvero? Oggi però non riguarda più solo un computer, ma sistemi complessi, le norme che li governano, le aziende e le persone che le fanno funzionare.